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La sicurezza nel salvataggio in acqua inizia con l’uso della corretta attrezzatura di galleggiamento personale. I giubbotti di salvataggio (PFD) di Tipo I per acque aperte garantiscono circa 9 kg di spinta, un fattore determinante quando una persona potrebbe trovarsi bloccata in acque aperte per ore senza alcuna possibilità di raggiungere autonomamente la riva. Secondo i dati forniti dalla Guardia Costiera statunitense, circa l’85% dei decessi per annegamento tra i soccorritori avrebbe potuto essere evitato indossando giubbotti di salvataggio adeguati alla propria taglia. Questi dati evidenziano chiaramente come l’uso di un giubbotto di salvataggio di qualità non sia semplicemente raccomandato, ma assolutamente necessario per chiunque operi in prossimità o direttamente sull’acqua.
| Tipo di giubbotto di salvataggio (PFD) | Galleggiabilità (libbre) | Miglior Utilizzo | Protezione Termica |
|---|---|---|---|
| Tipo I | 20 | Acque aperte / interventi prolungati | Alto |
| TIPO III | 15.5–22 | Acque costiere / acque rapide | Moderato |
| Tipo V | 15.5–22+ | Operazioni specializzate | Variabile |
I buoni caschi per il salvataggio in acqua devono essere dotati di cinghie robuste per il mento che restano saldamente in posizione, oltre a nuclei interni in schiuma EPS per assorbire gli urti. Anche i fori di drenaggio sono essenziali, in modo che i soccorritori possano vedere chiaramente ciò che accade sott’acqua senza essere accecati dall’accumulo d’acqua intorno a rocce o altri ostacoli. Per mantenere il calore corporeo, indossare una tuta antiesposizione integrata fa la differenza. Queste tute presentano cuciture completamente impermeabili e strati esterni idrorepellenti, consentendo così di operare più a lungo in condizioni di gelo. Ciò risulta particolarmente importante per interventi della durata superiore a mezz’ora. Combinando tutto ciò con guanti resistenti ai tagli e stivali progettati per funzionare in sinergia con i sistemi di drenaggio, si ottiene all’improvviso un equipaggiamento in grado di affrontare contemporaneamente diverse minacce: tenere a galla la persona, proteggerla da lesioni craniche e prevenire pericolosi cali della temperatura corporea durante operazioni prolungate.
Nel caso di interventi di soccorso in acqua, i metodi senza immersione costituiscono la prima linea di protezione sia per le persone in difficoltà sia per chi cerca di soccorrerle. Questi approcci consentono ai soccorritori di assistere individui in pericolo senza esporsi al rischio rappresentato dalle correnti fluviali pericolose o dalle acque in rapido movimento. Si pensi, ad esempio, alle sacche di lancio: la maggior parte di esse contiene circa 15–23 metri di corda speciale galleggiante e poco elastica. Ciò permette di prestare soccorso rapidamente a una persona ancora cosciente e situata entro una distanza di circa 21 metri. Il vantaggio principale? Sono abbastanza compatte da poter essere trasportate agevolmente e funzionano in modo così intuitivo che anche i volontari neofiti possono utilizzarle correttamente dopo un addestramento di base. Per questo motivo questi semplici strumenti rimangono attrezzature fondamentali per chiunque debba intervenire in emergenze stando in sicurezza sulla terraferma o sulle sponde del fiume.
Le corde statiche, che si allungano al massimo del 5%, garantiscono un controllo costante della tensione durante il traino di carichi, mantenendo stabilità anche in presenza di correnti che esercitano forze superiori a 200 libbre. Quando le persone non dispongono di sufficiente forza per portare a termine il compito, entrano in gioco i sistemi a vantaggio meccanico. Prendiamo ad esempio la configurazione Z-drag 3:1: con questo metodo, due operatori di soccorso riescono effettivamente a sollevare un carico di 600 libbre applicando una forza personale di circa 200 libbre. Tuttavia, padroneggiare queste tecniche richiede pratica. Le sessioni di addestramento regolari dovrebbero concentrarsi prevalentemente sul lancio accurato dell’attrezzatura (mirando a un tasso di successo di almeno l’80%), sulla corretta gestione e ordinamento delle corde e sul montaggio rapido dei sistemi di soccorso, anche in condizioni di stress. Conservare tutta l’attrezzatura in borse impermeabili aiuta a prevenire la formazione di nodi e a proteggerla dai danni causati dall’acqua, garantendo così che tutto sia sempre pronto all’uso in caso di emergenza. Integrare tutti questi elementi trasforma situazioni potenzialmente pericolose in operazioni gestibili, direttamente dalla sicurezza della terraferma.
In situazioni davvero complesse, come alluvioni urbane, fiumi pieni di detriti o acque ricoperte di ghiaccio, i sistemi specializzati per imbarcazioni sono assolutamente indispensabili. Prendiamo ad esempio le moderne imbarcazioni gonfiabili per soccorso: sono progettate per essere facilmente trasportabili, ma al contempo sufficientemente robuste da affrontare condizioni avverse. I materiali non si strappano facilmente, il fondo è auto-scolante quando si bagna e lo scafo è particolarmente rinforzato, in modo da garantire funzionalità anche in presenza di numerosi oggetti galleggianti. Esistono poi grandi piattaforme per il soccorso in caso di alluvione, che fungono da punti stabili durante le evacuazioni di massa nelle città sommerse. Quando le strade diventano troppo strette o gli edifici crollano in acqua, le imbarcazioni convenzionali semplicemente non riescono a passare. Infine, le slitte per il soccorso stabilizzate sono dotate di fondi lisci che scorrono agevolmente su diverse superfici e di imbracature integrate. Questi mezzi sono stati realizzati appositamente per zone ghiacciate, aree fangose o qualsiasi terreno instabile che potrebbe cedere sotto i piedi, assicurando così il trasporto sicuro di persone che non sono in grado di muoversi autonomamente.
I principali criteri di selezione includono:
Sebbene i veicoli anfibi presentino un potenziale di nicchia nelle zone di transizione, la loro complessità e i tempi di allestimento ne ostacolano l’impiego in interventi di soccorso urgenti e sensibili ai tempi. La priorità va all’interoperabilità — ad esempio punti di fissaggio standardizzati tra slitte, piattaforme e imbarcazioni — per ottimizzare il recupero di più vittime durante eventi alluvionali su larga scala.
I droni autonomi, insieme ai salvagente telecomandati, stanno potenziando – anziché sostituire – le tradizionali tecniche di salvataggio in acqua. Questi dispositivi volanti sono dotati di telecamere in grado di individuare persone in difficoltà entro circa 90 secondi e riescono a lanciare con precisione dispositivi di salvataggio galleggianti nel 95% dei casi durante i test in ambienti controllati. Tuttavia, esiste un limite: la loro capacità di carico si attesta generalmente tra i 5 e i 7 chilogrammi, una quantità insufficiente quando più persone necessitano di aiuto contemporaneamente o quando le condizioni esterne diventano particolarmente avverse. D’altra parte, i salvagente telecomandati offrono una portata estesa, raggiungendo distanze fino a 250 metri dalla riva; tuttavia, non appena la velocità della corrente supera i 5 nodi, il controllo di tali dispositivi diventa difficoltoso. Ciò li rende praticamente inutilizzabili in caso di fiumi in piena o alluvioni improvvise, dove la manovrabilità è fondamentale.
I test condotti nel mondo reale indicano che l'inserimento di questi dispositivi nei piani di intervento di emergenza multilivello produce effettivamente una differenza. I droni possono ispezionare rapidamente le aree colpite da disastri e fornire un primo livello di assistenza, mentre le squadre di soccorso umane si occupano delle operazioni più complesse, come il recupero delle persone, la rimozione dalle macerie e l'avvio delle cure mediche. Quando vengono impiegati correttamente, questo approccio riduce di circa il 40% la frequenza con cui gli operatori devono entrare fisicamente in situazioni pericolose. E non si tratta di qualsiasi tipo di situazione: durante le improvvise emergenze fluviali o le alluvioni improvvise, in cui le condizioni cambiano così rapidamente, i tempi di intervento critico si riducono quasi della metà rispetto ai metodi tradizionali utilizzati da soli.
Idoneità operativa in base all'ambiente
| Capacità | Acque calme | Zone a rischio di inondazioni | Rapide/correnti |
|---|---|---|---|
| Impiego del drone | Eccellente | Moderato | Scarso |
| Guida remota del salvagente | Eccellente | Limitata | Non praticabile |
| Utilizzo notturno/in condizioni meteorologiche avverse | Moderato | Limitata | Non praticabile |
Il risultato costante emerso da tutti gli enti preposti alla sicurezza marittima—including il National Fire Protection Association (NFPA) 1006 e l'International Technical Rescue Association (ITRA)—è che la tecnologia eccelle nell’estendere la portata e nel ridurre l’esposizione, ma non è in grado di replicare il giudizio, l’adattabilità o le capacità fisiche del personale addestrato nelle operazioni di estrazione complesse.
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